La Cassazione 13846/2019 conferma la nullità delle fideiussioni omnibus redatte secondo lo schema Abi

Un anno e mezzo dopo che la Prima Sezione della Corte di Cassazione con ordinanza n. 29810 statuì per la prima volta la nullità delle fideiussioni omnibus bancarie predisposte sullo schema ABI, la Cassazione, con la sentenza 13846 del 2019, riconosce e conferma la nullità delle fideiussioni prestate secondo quello che era lo schema prefissato dall’Abi alcuni anni fa e ritenuto lesivo della normativa antitrust dalla Banca d’Italia con Provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005.

È un grandissimo risultato che consentirà, in sostanza, a tutti coloro che hanno prestato queste fideiussioni di non doverne rispondere data la loro nullità, nullità che, va detto, secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte, scatta in automatico senza che sia nemmeno necessario una valutazione del giudice sulla legittimità delle clausole della fideiussione in considerazione del fatto che tale valutazione era già stata fatta dalla Banca d’Italia quando stabili (statuendo che “gli articoli 2, 6 e 8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI per la fideiussione a garanzia
delle operazioni bancarie, fideiussione omnibus,  contengono disposizioni che, nella misura in
cui vengano applicate in modo uniforme, sono in contrasto con l’articolo 2, comma 2, lettera a),
della legge n. 287/90″) che le banche con lo schema redatto dall’Abi che disciplinava le clausole per le fideiussioni omnibus violava la concorrenza non dando la possibilità  ai debitori di scegliere le condizioni contrattuali nemmeno chiedendo a diversi istituti di credito (visto che tutte le banche con intesa restrittiva della concorrenza avevano adottato quello schema che diventava quindi obbligatorio per i debitori-fideiussori).

A seguito della sentenza della Corte, al tribunale spetterà solo verificare se il contratto di fideiussione che la banca ha sottoposto al cliente è identico  o meno allo schema Abi (per maggior precisione come spiega la corte nella sentenza citata “Cio’ che andava accertata, pertanto, non era la diffusione di un modulo ABI da cui non fossero state espunte le nominate clausole, quanto la coincidenza delle convenute condizioni contrattuali, di cui qui si dibatte, col testo di uno schema contrattuale che potesse ritenersi espressivo della vietata intesa restrittiva: giacche’, come e’ chiaro, l’illecito concorrenziale poteva configurarsi anche nel caso in cui l’ABI non avesse contravvenuto a quanto disposto dalla Banca d’Italia nel provvedimento del 2 maggio 2005, ma la Banca  avesse egualmente sottoposto all’odierno ricorrente un modulo negoziale includente le disposizioni che costituivano comunque oggetto dell’intesa di cui alla L. n. 287 del 1990, articolo 2, lettera a))in caso di esito positivo di tale verifica annullare tale contratto liberando definitivamente il fideiussore da tutte le proprie obbligazioni.

Va chiarito, per comprendere la portata storica di tale sentenza , che sulla scorta dei principi enunciati dalla Suprema Corte con l’ordinanza n. 29810/2017 , la giurisprudenza di merito si era espressa prevalentemente  per la declaratoria di nullità, ma non è però mancata anche qualche pronuncia in contrasto col principio espresso dalla suprema Corte in importanti Tribunali come quello di  Milano (sentenza n°5039/18) e Napoli (sentenza n° 29810/17) i quali avevano creato sottili “distinguo”, prevalentemente di carattere strumentale, che di fatto finivano con il reintrodurre i presupposti di validità della fideiussione redatta su schema ABI.

Dunque proprio per tali  tentativi di contrastare ciò che ai più era invece parso come un chiarissimo verdetto di nullità totale della fideiussione in ogni sua parte e rilevabile da chiunque in ogni stato e grado di qualsiasi giudizio, la Corte di Cassazione, sempre prima sezione, è voluta ritornare sull’argomento, questa volta non più con ordinanza, bensì con la citata  sentenza 13846 del 2019 che riforma una sentenza resa dalla Corte d’Appello di Brescia n°554/2014 la quale aveva deciso, appunto, in contrasto con i principi precedentemente affermati dalla Suprema Corte, concludendo per la validità della fideiussione bancaria omnibus redatta su schema ABI.

Dunque definitivamente la Cassazione ha fatto chiarezza su alcuni punti che, nell’arco dell’ultimo anno e mezzo dalla prima ordinanza – per la verità già chiarissima – avevano costituito elemento di (presunto) diritto per alcuni giudici di merito per sostenere la validità della fideiussione, ampliandone in tal modo la nullità e facilitandone l’accertamento.

 

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Avv. Edgardo Diomede d’Ambrosio Borselli

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